La Settimana Autentica

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Nei più antichi documenti della liturgia ambrosiana la Settimana che precede la Pasqua è chiamata Settimana Autentica. L’interpretazione che di questo termine viene data oscilla fra i seguenti significati: «settimana eminente» fra tutte le settimane dell’anno liturgico, «settimana tipica o normativa» sulla quale è stata modellata ogni altra settimana dell’anno liturgico, «settimana dell’offerta sacrificale» che il Signore ha fatto di se stesso nella Pasqua.

Domenica delle Palme
È la domenica che apre la Settimana Autentica.

La tradizione ambrosiana prevede due celebrazioni eucaristiche:


la Messa per la benedizione delle Palme, solitamente congiunta alla liturgia processionale.
La liturgia della parola è focalizzata sull'
ingresso del Signore in Gerusalemme, la visione profetica di Zaccaria e l'inno della lettera ai Colossesi a Cristo, Capo della Chiesa e primogenito dei risorti.

la Messa del giorno.
Al
Vangelo della cena di Betania, svoltasi il sesto giorno prima della Pasqua, sono connessi il quarto cantico del servo del Signore e l'invito della lettera agli Ebrei a tenere fisso lo sguardo su Colui che si sottopose alla Croce.

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Le prime tre ferie

Il Lunedì viene richiamata dal Vangelo la tensione spirituale con cui la Sposa deve muovere incontro al suo Signore.


Dal martedì fino alla Veglia pasquale (con la parentesi della Messa crismale) inizia la lettura praticamente ininterrotta, rispettando la scansione temporale degli avvenimenti narrati, dei capitoli 26, 27 e inizio 28 del Vangelo di Matteo.
 

Il Martedì la decisione del Sinedrio di arrestare Gesù.

Il Mercoledì l'accordo di Giuda con i sommi sacerdoti per la consegna di Gesù.


A fianco dei Vangeli vengono letti Giobbe (in cui si delinea la tipologia cristologica dell'uomo giusto, colpito dal male, ma giustificato da Dio) e Tobia (in cui attraverso le vicende di Sara, Tobia e Tobi, si adombra l'unione del Cristo con la Chiesa - anno I - e si stabilisce una nuova figura di giusto sofferente, che Dio stabilisce in pienezza di vita - anno II).

Il giovedì mattino

In Cattedrale si celebra la Messa crismale, che il Vescovo concelebra con i presbiteri e durante la quale consacra il Sacro Crisma e benedice gli altri Olii. È considerata una delle principali manifestazioni della pienezza del sacerdozio del Vescovo, un segno della stretta unione dei presbiteri con lui e una privilegiata epifania della Chiesa particolare. Infatti, questa celebrazione manifesta la Chiesa locale come corpo di Cristo, organicamente strutturato, che nei vari ministeri e carismi esprime, per la grazia dello Spirito, i doni nuziali di Cristo alla sua sposa pellegrina nel mondo.

Il Triduo pasquale

Cuore e vertice della Settimana Santa e dell’intero anno liturgico è il sacro Triduo pasquale:

 

Forse non tutti sanno che la Pasqua inizia la sera del Giovedì Santo con la celebrazione dell’Eucaristia infra vesperas. Molti fedeli, facendo riferimento al vecchio modo di celebrare la Settimana Santa considerano tutto il Giovedì Santo come il primo giorno del Triduo Pasquale, mentre è l’ultimo giorno della Quaresima, fino a sera quando inizia il Triduo del Cristo crocifisso (venerdì), sepolto (sabato) e risorto (domenica).


C'è una profonda unitarietà nelle principali celebrazioni del Triduo, caratterizzata da una sguardo contemplativo su tutto il Mistero e sulle sue drammatiche sequenze. E’ necessario mettere in particolare rilievo la Lectio continua del Vangelo di Matteo (Matteo 26,17-28,7 ), valorizzando in tal senso, là dove è possibile, anche la Liturgia della Parola del sabato santo mattina, vera e autentica celebrazione del mistero della discesa agli inferi del Signore.


Le cinque sequenze del racconto matteano sono quindi il punto di riferimento per le cinque celebrazioni (giovedì sera, venerdì pomeriggio e sera, sabato mattina, veglia pasquale).
 

La celebrazione vespertina "nella Cena del Signore"

La celebrazione introduttiva al Triduo è la più delicata: farne una esclusiva commemorazione dell’istituzione dell’Eucaristia è certamente riduttivo, soprattutto nel nostro Rito.

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Il cuore della celebrazione non è neanche la lavanda dei piedi, che trova il suo luogo ideale o all'inizio della celebrazione serale, o nel pomeriggio in un’apposita celebrazione. È noto a tutti che S. Ambrogio compiva la lavanda dei piedi, non il Giovedì Santo, ma la notte di Pasqua e che erano i nuovi battezzati i soggetti di questo rito. Il Vescovo, nella notte più importante dell’anno, lavava i piedi ai più piccoli, agli ultimi arrivati alla Chiesa!
(Se fatto all'inizio della celebrazione, il rito della lavanda dei piedi nella liturgia ambrosiana, a differenza di quella romana, è comunque completamente staccato dalla Messa in cena Domini  e ha un carattere quasi privato.)

L’obiettivo globale è il primo tratto della Passione del Signore, da vivere come contemplazione del dono che il Signore Gesù ha fatto di se stesso, non senza mestizia per le congiure e i tradimenti di cui è fatto oggetto.

La messa in cena Domini secondo la liturgia ambrosiana si caratterizza in effetti come primo atto commemorativo della Passione del Signore, contesto storico nel quale trova pertinente collocazione anche il ricordo della istituzione dell'eucaristia.

Infatti come brano evangelico
viene proclamata la prima sezione della passione secondo Matteo, dall'ultima cena al rinnegamento di Pietro, quando il gallo canta e sta ormai spuntando il nuovo giorno: la celebrazione vespertina ambrosiana vuole così ricalcare la successione cronologica degli avvenimenti del primo giovedì santo.

Durante questa celebrazione è obbligatorio l'utilizzo della Preghiera Eucaristica V ambrosiana.

Venerdì Santo

Il Venerdì Santo sono previste due momenti liturgici:
 

La celebrazione della Passione del Signore.
È caratterizzata da tre momenti forti:

L'annuncio della Morte del Signore
Se la celebrazione vespertina del Giovedì Santo commemora il primo atto della Passione del Signore, quella del Venerdì ne è la naturale continuazione nonché il compimento. Al rito del lucernario, segue la liturgia della Parola, che prevede la proclamazione di due pericopi tratte dal libro del profeta Isaia, nelle quali viene presentata alla riflessione della Chiesa la figura misteriosa del «Servo di Dio schiacciato per le nostre iniquità», quale prefigurazione profetica della Passione di Cristo (Is 49,24-50,10Is 52,13-53,12). La liturgia della parola trova il suo vertice nell'annuncio della morte di Cristo in croce, con la lettura della passione secondo Matteo dal punto in cui era stata interrotta la sera precedente e prosegue fino al momento della sepoltura del Signore. Tuttavia, quando il brano evangelico giunge all'istante in cui Gesù spirò in croce, la proclamazione si sospende: in segno di lutto tutti i lumi della chiesa vengono spenti, viene tolto ogni addobbo dall'altare e tutti sostano qualche istante in adorante silenzio.

Anche le campane suonano a morto, e da quel momento fino all'annuncio della risurrezione nella Veglia pasquale resteranno “legate”.

L'adorazione della Croce
L'immagine del crocifisso viene portata solennemente su un cuscino verso l'altare maggiore: per tre volte la croce viene innalzata, mentre si canta l'antifona Ecce lignum Crucis in quo salus mundi pependit (= ecco il legno della croce, al quale fu appeso il salvatore del mondo) e per tre volte tutti si inginocchiano davanti a essa in adorazione. Nuovamente la Croce, dopo essere stata deposta sui gradini dell'altare, viene adorata con tre genuflessioni e con un bacio di venerazione all'immagine del crocifisso.

 

La preghiera universale
In cui solennemente si prega per le necessità della Chiesa e del Mondo.

Va ricordato inoltre che il Venerdì Santo ambrosiano (come del resto ogni altro venerdì di Quaresima) è rigorosamente aliturgico, cioè privo della comunione eucaristica.

La celebrazione vespertina "nella deposizione del Signore"
Si incentra sulla pericope evangelica di Matteo 27, 57-61. Questa celebrazione si pone come momento cultuale con cui proficuamente concludere eventuali momenti di preghiera comunitaria alla sera del Venerdì, permettendo di integrare nell'ordinamento liturgico del Triduo anche pratiche devozionali profondamente radicate nella realtà ecclesiale.

La Via Crucis

Ma la liturgia del Venerdì Santo non esaurisce i modi in cui la Chiesa esprime lo scandalo della croce, lo interpreta e lo propone come messaggio di salvezza. Un altro mezzo è quello che papa Francesco chiama la «spiritualità popolare», o la «mistica popolare» (Evangelii Gaudium 122-126). In quella modalità, non vuota di contenuti, che sono invece espressi più per via simbolica che in modo semplicemente razionale, trovano un loro posto adeguato anche «quegli sguardi di amore profondo a Cristo crocifisso» (EG 125) che fanno parte della pia pratica francescana della Via Crucis, o le varie processioni del Cristo morto, o ancora i piccoli gesti semplici della pietà e devozione popolare, magari compiuti privatamente.

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Sabato Santo

La tradizione ambrosiana proclama al mattino la pericope evangelica relativa all'invio delle guardie al Sepolcro.
 

Anche il Sabato Santo è giorno aliturgico


Veglia Pasquale

Dopo il tramonto si celebra la Veglia pasquale, tra tutte le veglie liturgiche la più santa e la più solenne, giustamente definita “la veglia madre di tutte le veglie” (Sant'Agostino)

Caratterizzata dalla benedizione del fuoco nuovo, dall'accensione del Cero pasquale, dal canto del Preconio da parte del Diacono o Sacerdote, da sei letture veterotestamentarie intercalate da salmelli ed orazioni, dal triplice annuncio della Resurrezione, da tre letture neotestamentarie (Atti, lettera ai Romani e Vangelo di Matteo), e dalle liturgie battesimali a cui segue la liturgia Eucaristica e la benedizione finale.

Dopo l'ultima lettura veterotestamentaria, chi presiede la Veglia, canta per tre volte e in tono sempre più alto, dai tre lati dell'altare, l'annuncio della Risurrezione: Cristus Dominus resurrexit!, a cui i fedeli rispondono acclamando Deo gratias!.

Non quindi il canto del "Gloria", come nella veglia pasquale di Rito Romano, ma il triplice annuncio proclamato dall'altare e che dall'altare si diffonde in tutte le direzioni, sta a indicare che la veglia pasquale ambrosiana è giunta al suo momento centrale.

Il triplice Cristus Dominus resurrexit della tradizione milanese trova un interessante parallelo nell'analoga proclamazione con cui anche nella liturgia bizantina si annuncia la risurrezione di Cristo: è un uso antichissimo che risale alla liturgia di Gerusalemme del secolo V-VI e che attualmente il solo rito ambrosiano conserva fra le liturgie occidentali.
L’incontro con Cristo risorto si compie poi e si perfeziona nella parte più propriamente sacramentale della Veglia: prima il Battesimo e poi la partecipazione all'Eucaristia.


Durante questa celebrazione è obbligatorio l'utilizzo della Preghiera Eucaristica VI ambrosiana.

Domenica di Pasqua "nella Resurrezione del Signore"

Nel giorno di Pasqua, durante tutta l'ottava o settimana in Albis e nel giorno di Pentecoste, accanto alla "Messa nel giorno" è proposta anche una "Messa per i battezzati".

La struttura e la dinamica interna del Triduo pasquale ambrosiano permettono alcune considerazioni di un certo interesse circa la determinazione cronologica dei tre giorni più importanti dell’anno liturgico.

Concludendo, e nello stesso tempo riprendendo una terminologia tradizionale di ascendenza agostiniana, potremmo dunque dire che il Triduo pasquale ambrosiano mette in evidenza chiaramente e con perfetta coerenza liturgica tale successione di tempi: dalla celebrazione vespertina del Giovedì Santo fino a quella del Venerdì Santo inclusa decorre il primo giorno del Triduo, quello del Christus patiens; dal Venerdì santo sera fino all'inizio della Veglia pasquale esclusa decorre il secondo giorno, quello del Christus dormiens; infine dalla Veglia pasquale ai secondi Vespri della Domenica di Pasqua decorre il terzo giorno, quello del Christus resurgens.

Fonte (siti):

Chiesa di Milano

Cattolici Romani

Comunità Pastorale Santi Apostoli