Il Tempo di Avvento nel Rito Ambrosiano

Maranatha

Vieni, Signore Gesù!

Il Tempo di Avvento

Avvento” è parola che deriva dal latino, e letteralmente significa “arrivo”, “venuta”. La usavano i sovrani dell’epoca antica, soprattutto in Oriente, per indicare il rituale con il quale celebravano il loro arrivo solenne (appunto, il loro “avvento”) in una città, e pretendevano di essere accolti, il più delle volte a torto, come benefattori e divinità. Fu dunque una scelta velatamente polemica quella della liturgia cristiana quando volle usare questo termine per indicare la “venuta” in mezzo agli uomini, nella grande città di questo mondo, del vero benefattore, del vero elargitore di salvezza e redenzione, cioè Gesù Cristo, nato a Betlemme.

Il vero “avvento” dunque, quello in senso proprio, coinciderebbe di per sé con la festa di Natale; ma spontaneamente tale parola si allargò a indicare il periodo di preparazione alla festa del 25 dicembre. Inoltre, nell’Avvento il popolo cristiano si dispone a rivivere la “pienezza dei tempi” alla luce dell’attesa escatologica che orienta il cammino dei credenti nella storia e li guida verso il loro definitivo riscatto nel trionfo glorioso del Signore.

All’origine del Tempo di Avvento ambrosiano

 

L’Avvento, come tempo di preparazione alla festa di Natale, nasce e si sviluppa sul modello della Quaresima, cioè sei settimane (è indicativo infatti che esso, nella tradizione ambrosiana, venga definito “Quaresima di San Martino”, proprio perché inizia la domenica successiva all’11 novembre).


Come infatti la più importante delle feste dell’anno liturgico, la Pasqua di Risurrezione, prevede un periodo di preparazione (la Quaresima appunto), così, attorno al secolo VI, la liturgia sentì il bisogno di un periodo di preparazione anche alla seconda grande festa dell’anno liturgico, cioè il Natale.

E come la Quaresima è scandita su sei domeniche, anche l’Avvento fu strutturato su sei domeniche. Fu attorno al secolo VII-VIII che la Chiesa romana accorciò l’avvento a quattro settimane, e quest’uso si diffuse poi in tutta la Chiesa latina occidentale. Tranne che a Milano, però, dove si conservò il computo più antico, quello appunto delle sei domeniche.

Lo si chiamò “Avvento ambrosiano”, ma solo perché nel resto della Chiesa occidentale si faceva diversamente, sul modello del “nuovo” Avvento romano di quattro domeniche.

In realtà quindi – a ben guardare dal punto di vista storico – non si tratta di una particolarità ambrosiana: a Milano infatti si continuò a fare quello che anticamente si faceva in tutte le Chiese.

Carattere liturgico

 

Il tempo di Avvento, in conformità con gli scopi che si propone, ha un duplice carattere: penitenziale e nello stesso tempo gioioso.
Nella sua ufficiatura si utilizza il color morello e, nella Messa, si omette il Gloria, ma al tempo stesso si canta l’Alleluia e si accompagnano le funzioni col suono dell’organo.

Le domeniche

 

Per comprendere il valore di questo tempo liturgico di preparazione al Natale, al di là dei dati storici che riferiscono alla sua origine, è opportuno interrogare il nostro Lezionario, per comprendere quali sono i messaggi spirituali e teologici che l’Avvento ambrosiano ci può trasmettere.

Innanzitutto è opportuno sottolineare che l’Avvento ambrosiano, nel nuovo Lezionario, riprende in maniera organica e precisa la struttura testimoniata nei documenti più antichi della liturgia milanese. L’itinerario liturgico delle prime cinque domeniche sfocia nella celebrazione della venuta del Verbo nel grembo della Vergine Maria, mistero cui è dedicata la VI domenica di Avvento, che la tradizione ambrosiana denomina “Domenica dell’Incarnazione”. In essa è celebrata, con una prospettiva marcatamente cristologica, la Divina Maternità della Vergine Maria.

Troviamo dunque la seguente successione di temi:

I domenica di Avvento - La venuta del Signore

(il Vangelo tratta della seconda venuta di Gesù nella gloria)

La prima domenica ha un contenuto prettamente escatologico: invita cioè a rivivere la dimensione dell’attesa del ritorno di Cristo alla fine dei tempi nella sua venuta gloriosa e definitiva;

II domenica di Avvento - Dei figli del Regno

(il Vangelo tratta dell’invito alla conversione che Giovanni Battista rivolge ai propri discepoli per essere pronti alla venuta del Messia)

La seconda e la terza domenica introducono la figura di Giovanni Battista, il precursore, che prepara la via alla venuta del Signore: una preparazione che recupera il tema della conversione.

III domenica di Avvento - Le profezie adempiute

(il Vangelo tratta dell’adempimento delle antiche profezie in Gesù)

Anche la terza domenica evidenzia la figura di Giovanni Battista, il precursore, che ci conduce alla contemplazione dell’adempimento delle antiche profezie.

IV domenica di Avvento - L'ingresso del Messia

(il Vangelo tratta dell’ingresso gioioso di Gesù a Gerusalemme)

La quarta domenica propone la pagina evangelica dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme, tipica della tradizione ambrosiana, da leggere e interpretare non dal punto di vista storico (quello che avvenne nella cosiddetta “Domenica delle Palme”), ma attraverso il filtro simbolico dell’Avvento, cioè come invito all'incontro salvifico con Cristo che fa il suo ingresso nella storia umana;

V domenica di Avvento - Il Precursore 

(il Vangelo tratta di Giovanni e della sua testimonianza che Gesù è il Messia)

La quinta domenica vede di nuovo in primo piano la figura di Giovanni Battista, il precursore: il Vangelo è tratto però non dai sinottici (come nella seconda e nella terza domenica), ma sempre e solo da Giovanni e mette in luce in modo particolare il rapporto del Battista con il Messia che sta per manifestarsi; ormai infatti i giorni dell’Avvento stanno raggiungendo la loro piena maturazione;

VI domenica di Avvento - Domenica dell'Incarnazione

(il Vangelo proclama l'annuncio dell'Angelo a Divina Maternità di Maria)

La VI domenica è la primitiva festa mariana della liturgia ambrosiana e commemora il mistero dell’incarnazione del Signore e della divina maternità della Vergine: è la meta ultima del cammino di Avvento, prima che si passi al tempo natalizio vero e proprio.

​Nel caso in cui questa domenica cada il 17 dicembre, la domenica successiva, il 24 dicembre, si qualifica come domenica Prenatalizia, in cui, come Vangelo, viene proclamata la “genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide”.

Le Ferie e i Sabati

 

I giorni feriali sono caratterizzati da una “mensa” più abbondante della Parola di Dio. Ogni giorno, infatti, prevede tre letture: le prime due tratte dall’Antico Testamento (attinte dalle pagine dei profeti che preannunziano la venuta del Messia), seguite dal Vangelo, tratto da Matteo, l’evangelista che più degli altri è attento a mettere in evidenza la realizzazione nella vicenda di Gesù di Nazaret delle antiche profezie.

Se nelle Ferie si leggono due letture veterotestamentarie, nei Sabati si ha una lettura veterotestamentaria e una lettura dalla Lettera agli Ebrei.

La Commemorazione dell'annuncio a San Giuseppe

 

Il 16 dicembre, giorno che precede la I feria prenatalizia, è stata fissata la Commemorazione dell’annuncio a s. Giuseppe, da farsi con speciali letture bibliche. Si riprende, in una forma che non va a rimettere in discussione la più recente acquisizione della solennità del 19 marzo, la felice intuizione di san Carlo Borromeo di collocare la festa di san Giuseppe a metà dicembre come preludio alle feste natalizie.

Le ferie prenatalizie dell'Accolto e i giorni della Novena

 

Nell’ultimo tratto dell’Avvento ambrosiano la liturgia dispone i fedeli a celebrare il Natale del Signore con le ferie prenatalizie, che sono dette “dell’Accolto” in riferimento al Figlio di Dio accolto da Maria e, in lei, dalla Chiesa e da tutti gli uomini di buona volontà. Le ferie prenatalizie sono sei, perché la domenica che precede il Natale è la Domenica dell’Incarnazione o della Divina Maternità della Beata Vergine Maria e il 24 dicembre è giorno di vigilia che, in analogia con il sabato santo, attende la sera per celebrare la Liturgia Vigiliare Vespertina con la quale si dà inizio alla solennità del Santo Natale.


L’ordinamento biblico di queste ferie, articolato su tre letture, assume un profilo molto particolare. La prima lettura proclama quasi per intero il piccolo libro di Rut, la donna moabita ricordata esplicitamente da Matteo nella «genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo» (Mt 1,1). La seconda lettura proclama una parte significativa del libro di Ester, donna forte e saggia che con la sua intercessione regale salva il popolo ebreo dallo sterminio. L’antica e tradizionale rilettura mariana ed ecclesiale delle due figure femminili evocate giustifica la loro presenza alle porte del Natale e la loro valorizzazione liturgica anche a costo di qualche iniziale impressione di pesantezza o di stravaganza. Le pericopi evangeliche, tratte dagli inizi del Vangelo di Luca, proclamano le vicende che precedettero e prepararono il mistero del Natale: l’annuncio a Zaccaria della nascita di Giovanni; il concepimento di Giovanni Battista; la visita di Maria a Elisabetta; la nascita di Giovanni; il cantico di Zaccaria; il censimento di Cesare Augusto. I versetti del Magnificat, distribuiti nel Canto al Vangelo delle varie ferie prenatalizie, fanno da contrappunto alle pagine evangeliche, accentuando la qualità mariana della preghiera in questi ultimi giorni di attesa.


Nella scia delle ferie prenatalizie, ma con una misura più ampia e con forme celebrative più semplici e popolari, si sviluppa la Novena di Natale a partire dal 16 dicembre. Nelle parrocchie l’invito alla Novena è principalmente rivolto ai ragazzi e alle famiglie, con momenti comunitari in chiesa, e momenti familiari, magari davanti al Presepe ormai pronto.

Fonte: monsignor Marco NAVONI - Claudio MAGNOLI - Sito della Diocesi di Milano - Messale ambrosiano quotidiano